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Lavorare contro il declino dell’empatia

A cura di Sergio Ardis

Il nostro sistema di formazione universitaria trova la sua massima espressione di valutazione nell’esame. Molto spesso l’esame universitario è costruito in modo da assicurare maggior successo agli studenti che sanno ripetere meglio quanto detto dal docente, magari dopo aver “sbobinato” verbatim le lezioni, o dopo aver studiato le dispense del professore o, nei casi più fortunati, dopo aver letto quanto scritto nei libri pubblicati dal professore.  Personalmente in aula preferisco ragionare con gli studenti e nel farlo spero che un giorno siano medici o infermieri migliori di noi, migliori di me. Sono certo che pretendere che mi ripetano in modo acritico quello dico non li renderà migliori.
In Italia, a differenza del mondo anglosassone e non solo, ci preoccupiamo poco di cosa accade agli studenti durante gli studi. Non misuriamo per esempio il loro benessere soggettivo, il loro ottimismo, la loro resilienza, né se per esempio sono in burnout. Non ci chiediamo come varia l’empatia degli studenti di medicina e delle altre professioni sanitarie che iniziano il loro percorso accademico nei nostri atenei.
Quando si parla di comunicazione tra paziente e sanitario la letteratura non è sconfinata tuttavia su questo argomento nell’ultimo ventennio sono state pubblicate varie evidenze.
L’empatia viene considerata da alcuni autori un tratto di personalità. Sebbene la personalità può avere una certa influenza sull’empatia ed è documentata l’associazione di una maggiore o minore propensione a empatizzare con alcuni aspetti di personalità (Guilera, 2019), è certo che essa non è stabile, ma è soggetta a variazioni. Diminuisce in situazioni patologiche, soprattutto nel burnout (Lamothe, 2014), o aumenta, all’aumentare del benessere del sanitario (Thomas, 2007), ma la variazione più studiata è il declino dell’empatia degli studenti di medicina e delle professioni sanitarie. Sì, purtroppo l’empatia diminuisce nel corso degli studi accademici dei professionisti sanitari. 
La valutazione dell’empatia tramite studi osservazionali cross sectional (studi che fotografano la realtà istantanea dei fenomeni) ha evidenziato livelli di empatia più alti al primo anno di studio e più bassi negli anni successivi soprattutto al terzo anno. La maggior parte degli studi hanno riguardato gli studenti della facoltà di medicina, tuttavia sono stati compiuti studi anche sugli infermieri, sui paramedici (professione inesistente in Italia), sui medici veterinari, sui medici odontoiatri e sui farmacisti. La maggior parte degli studi mostrano una diminuzione dell’empatia con la progressione degli anni del corso di laurea anche per gli altri professionisti sanitari. Studi longitudinali hanno confermato la diminuzione evidenziata con gli studi cross sectional. Questa diminuzione dell’empatia così spesso osservata ha portato a parlare di “declino dell’empatia”. (Khademalhosseini, 2014; Shashikumar, 2014; Chen, 2007; Igde, 2017; Newton, 2008; Williams, 2015; Ozcan, 2010).
In Italia sono stati condotti due studi su studenti infermieri che hanno confermato il declino al terzo anno di studi. Il primo studio è stato condotto sugli studenti infermieri dell’Università di Modena e Reggio Emilia con un disegno longitudinale con 118 studenti alla prima valutazione e 99 alla seconda valutazione (Ferri, 2017). Il secondo è stato condotto dal nostro gruppo di ricerca su un campione di 244 studenti dei poli didattici di Lucca, Pisa, Livorno, Massa e Pontedera, tutti afferenti all’Università degli Studi di Pisa e con lo stesso piano di studi, sebbene con docenti diversi da polo a polo (Scipioni, 2019).
È da notare che in alcuni studi non è stato possibile evidenziare il declino dell’empatia legato alla progressione accademica (Magalhães, 2011; Quince, 2011; Bangash, 2013; Imran, 2013). Questi studi hanno come caratteristica comune il fatto che non usano scale specifiche per sanitari. Il declino dell’empatia è dimostrato soprattutto negli studenti occidentali.
In un solo studio, condotto in Giappone, l’empatia è risultata aumentare con l’aumentare degli anni di studio (Kataoka, 2009).
Una recentissima review di letteratura con metanalisi (Spatoula, 2019), che ha messo a confronto i risultati di vari studi qualitativamente accettabili, ha dimostrato che, durante gli anni di studio nella facoltà di medicina, gli studenti perdono parte della loro empatia iniziale. In sintesi la maggior parte degli studi presenti in letteratura dimostra un declino significativo dei livelli di empatia tra il secondo e il terzo anno del percorso universitario sia per i medici che per gli infermieri.
Vari studi hanno osservato che il declino dell’empatia negli studenti di medicina è più accentuato quando questi hanno scelto una specializzazione di tipo più tecnologico (chirurgica, radiologia, anestesia)  e come già accennato è maggiore per i maschi che per le femmine.
Uno studio longitudinale condotto su cinque professioni sanitarie ha fornito una comparazione sul declino fra medici odontoiatri, medici chirurghi, e infermieri in cui si assiste al declino dei punteggi di empatia, mentre farmacisti e veterinari non perdono empatia nel corso degli studi.  (Nunes, 2011).
Gli studi osservazionali, come tutti i precedenti citati ci danno lumi sulla realtà ma ci dicono ben poco sulle cause e in una logica aristotelica non ci permettono di trovare rimedi. Perché l’empatia degli studenti diminuisceCome possiamo aumentare la nostra empatia? Quali sono i meccanismi neurobiologici che ci permettono o ci impediscono di empatizzare? Esistono modelli teorici che spiegano la perdita dell’empatia? Sono tutte domande che ancora aspettano una risposta completa, ma molte evidenze sono già disponibili.
Conoscerle forse potrebbe aiutarci ad avere in futuro medici e infermieri ancora migliori di noi.
Bibliografia:
Bangash, A. S., Ali, N. F., Shehzad, A. H., & Haqqi, S. (2013). Maintenance of empathy levels among first and final year medical students: a cross sectional study. F1000Research, 2.
Chen, D., Lew, R., Hershman, W., & Orlander, J. (2007). A cross-sectional measurement of medical student empathy. Journal of general internal medicine, 22(10), 1434-1438.
Ferri, P., Rovesti, S., Panzera, N., Marcheselli, L., Bari, A., & Di Lorenzo, R. (2017). Empathic attitudes among nursing students: a preliminary study. Acta Bio Medica Atenei Parmensis, 88(3-S), 22-30
Guilera, T., Batalla, I., Forné, C., & Soler-González, J. (2019). Empathy and big five personality model in medical students and its relationship to gender and specialty preference: a cross-sectional study. BMC medical education, 19(1), 57.
Igde, F. A., & Sahin, M. K. (2017). Changes in empathy during medical education: An example from Turkey. Pakistan journal of medical sciences, 33(5), 1177.
Kataoka, H. U., Koide, N., Ochi, K., Hojat, M., & Gonnella, J. S. (2009). Measurement of empathy among Japanese medical students: psychometrics and score differences by gender and level of medical education. Academic Medicine, 84(9), 1192-1197.
Khademalhosseini, M., Khademalhosseini, Z., & Mahmoodian, F. (2014). Comparison of empathy score among medical students in both basic and clinical levels. Journal of Advances in Medical Education & Professionalism, 2(2), 88.
Lamothe, M., Boujut, E., Zenasni, F., & Sultan, S. (2014). To be or not to be empathic: the combined role of empathic concern and perspective taking in understanding burnout in general practice. BMC family practice, 15(1), 15.
Magalhães, E., Salgueira, A. P., Costa, P., & Costa, M. J. (2011). Empathy in senior year and first year medical students: a cross-sectional study. BMC Medical education, 11(1), 52.
Newton, B. W., Barber, L., Clardy, J., Cleveland, E., & O’Sullivan, P. (2008). Is there hardening of the heart during medical school?. Academic Medicine, 83(3), 244-249.
Nunes, P., Williams, S., Sa, B., & Stevenson, K. (2011). A study of empathy decline in students from five health disciplines during their first year of training. Int J Med Educ, 2, 12-17.
Ozcan, C. T., Oflaz, F., & Sutcu Cicek, H. (2010). Empathy: the effects of undergraduate nursing education in Turkey. International Nursing Review, 57(4), 493-499.
Quince, T. A., Parker, R. A., Wood, D. F., & Benson, J. A. (2011). Stability of empathy among undergraduate medical students: a longitudinal study at one UK medical school. BMC medical education, 11(1), 90.
Scipioni, L, Marcucci, M, Bocci, G, Manni, A, Luchini, M, Maielli, M, Guidi, G, Pacitti, M, Ardis, S.  (2019). Il declino dell’empatia al terzo anno del corso di laurea: studio cross-sectional sugli studenti di infermieristica dell’Università di Pisa. In Guidi, G, Caponetto, S, Ardis, S. (a cura di) La resilienza nella promozione della salute. Atti del VII Meeting nazionale SIPS. Ed. Aonia. ISBN 9780244494162 pp 21-28
Shashikumar, R., Chaudhary, R., Ryali, V. S. S. R., Bhat, P. S., Srivastava, K., Prakash, J., & Basannar, D. (2014). Cross sectional assessment of empathy among undergraduates from a medical college. medical journal armed forces india, 70(2), 179-185.
Spatoula, V., Panagopoulou, E., & Montgomery, A. (2019). Does empathy change during undergraduate medical education?–A meta-analysis. Medical teacher, 1-10.
Thomas, M. R., Dyrbye, L. N., Huntington, J. L., Lawson, K. L., Novotny, P. J., Sloan, J. A., & Shanafelt, T. D. (2007). How do distress and well-being relate to medical student empathy? A multicenter study. Journal of general internal medicine, 22(2), 177-183.
Williams, B., Sadasivan, S., & Kadirvelu, A. (2015). Malaysian Medical Students’ self-reported Empathy: A cross-sectional Comparative Study. The Medical journal of Malaysia, 70(2), 76-80.

L’autore

Sergio Ardis
Docente a contratto (AA 2019-2020) “Comunicazione etica in medicina” presso l’Università di Pisa

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