TOGLI LA TUTA BIANCA …. METTI LA TUTA BIANCA

TOGLI LA TUTA BIANCA …. METTI LA TUTA BIANCA

Sono abituata a guardare il telegiornale mentre faccio colazione e prima di andare al lavoro. Quel venerdì mattina ospedale chiuso a Codogno e il primo caso di Coronavirus. Arrivo in ufficio e vedo alla macchinetta del caffè la mia collega Silvia che abita a Codogno e dentro di me mi chiedo “cosa ci fa in ufficio?” A distanza di ore Silvia va a casa per fare un tampone ed entra in quarantena. Invece io, verso sera, continuo a ricevere messaggi, mail dalla centrale operativa, si stava generando il caos di come gestire l’inizio di questa pandemia.

Io soccorritore volontaria di Croce Bianca, avevo appena iniziato il mio percorso per diventare Istruttore Regionale Areu della Lombardia ero “esonerata” dalla turnazione per frequentare il corso. Corso bloccato causa COVID-19, ritorno operativa. Si continuano cambiare le IOP (istruzioni operative), si perdono volontari per la paura e restiamo in pochi a coprire turni su turni per garantire l’ambulanza H24. Non si esce più in tre ma in due, il caposervizio e l’autista, di cui solo il caposervizio entra in casa del paziente e fa tutto da solo, si comunica via radio con il collega che resta chiuso in ambulanza.

Dopo la tuta bianca arriva la “svestizione” e devi farla bene, un movimento sbagliato e rischi di contaminarti. Devi farla a distanza di un metro dall’ambulanza. Tolta la tuta bianca ti metti il camice e fai la sanificazione del mezzo, poi di nuovo ti togli il camice, ti disinfetti e ricominci dall’inizio.

La situazione non è come quella che viene raccontata dai mass media, è ben diversa. Ora il telegiornale non lo guardo più, mi basta quello che vedo in ambulanza e nei reparti infettivi. Inizi il turno e vieni dichiarata “pulita” finisci il turno e sei dichiarata “sporca”, devi lavare e sanificare tutto per non contaminare. Adesso a distanza di due mesi mi rendo conto che sono un caposervizio diverso da quello che ero prima, questa pandemia mia cambiato. Non ci sono servizi in cui non impari qualcosa.

Di tutta questo non ricorderò la cronaca, i numeri, i decreti…. ma porterò con me i volti delle persone malate, gli stati emotivi, i servizi difficili, il caldo delle tute bianche, l’herpes causato dalle mascherine. Ho visto tante persone positive, tante difficoltà respiratorie difficili da gestire, situazioni emotivamente pesanti da sopportare; e a volte quando la stanchezza e lo stress emotivo si fanno sentire si crolla, ma poi ci si rialza e si continua. Non posso dire che sono stanca di essere a casa, non posso dire che mi sto annoiando di questa quarantena. Al contrario posso raccontare le emozioni di questa esperienza, alcuni occhi e volti resteranno con me a lungo… certe cose ti segnano e ti fanno riflettere.

Non pensavo di avere così tanto coraggio, ma alla fine mi sono messa in gioco e come tanti altri soccorritori ho scelto di essere in prima linea e fuori turno resto volentieri a casa e continuo a rispettare le regole della fase 1. Non sono un eroe, sono semplicemente un soccorritore volontario che amo quello che faccio anche se a volte costa fatica non solo fisica, ma soprattutto emotiva e psicologica.

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