SEGUIRE L’ACQUA (le parole che si parlano)

SEGUIRE L’ACQUA (le parole che si parlano)

SEGUIRE L’ACQUA (le parole che si parlano)

                                                                                                                           per Francesco

– Lo sai, non si può uscire.

– Ma neppure appena appena?

– No. E’ tutto chiuso.

– Ma per noi non vale, non può valere. Noi non dovremmo chiudere mai. Mai.

– Non si può, te l’ho detto.

– Ma io devo uscire per forza, qui dentro non ce la faccio più a resistere.

– Che vuoi dire? Vuoi evadere? E per andare dove?

– Si è ammalato Francesco, non respira più bene. Devo parlargli, capire come sta; gli ho scritto una cosa e devo dargliela.

 – Allora proprio non capisci, non puoi andare. Rassegnati, dobbiamo restare rinchiuse.

  Sotto.

– Capisco, ma non posso accettare. Cercherò una via per scappare da qui, stanne certa.

Una fessura, magari piccola, da qualche parte ci sarà e io la troverò. Attraverso una

delle cuciture che percorrono queste pareti, forse da lì ce la faccio.

Raggiungo l’acqua di queste vene e da lì, poi, è fatta. E se esco io, vedrai che poi vieni

anche tu; e pure quelle là, che adesso stanno rincantucciate a pensare e a dire che tanto non si può, che è inutile lottare.

 – Tu sei tutta matta. Se poi ti scoprono? E se qualcuno ti sente, che farai, eh?

  Io non vengo di certo a salvarti.

 – Non temere, mi arrangerò. Bisogna aver coraggio, provare ad affrontare il “fuori”, senza troppa resistenza. Non dobbiamo farci troppe domande. Sono sicura che ne troverò le altre, quelle che – come me – hanno deciso di tentare; se anche saremo poche, va bene lo stesso, lo so che si fa fatica ad uscire… ma bisogna continuare a “cercarci”. Se ci mettiamo assieme qualcosa faremo. Dentro proprio non si può stare. Non oggi. Oggi no.

Io devo vedere se la luce è salva. Se sappiamo respirare ancora.

– Fuori è troppo pericoloso, tu vuoi proprio sfidare la sorte, e se ti ammali? Dobbiamo stare distanziate, ricordatelo.

Poi che dirai, se ti fermano? che non hai neppure l’autocertificazione…

– Dirò che ci si ammala di più se non si esce da qui. Da questo cuore chiuso.

Dirò che “il caso è un sommergibile, agisce, compie e accomuna. Non ci resta, quindi, che l’azione di complemento: scivolare sulle domande e seguire l’acqua, senza difficoltà.”

Dirò anche “E’ deciso: Salvate la luce in tempo.

(Respira, guarda al futuro)

Per  ricominciare.

Cristina Maselli

Ph. Cristina Maselli (in foto, lavori effettuati secondo la filosofia del Metodo Caviardage® – Tecnica della doppia mezza pagina)

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